Galeotta
2026
La nostra storia
Pasta Galeotta è una pasta artigianale prodotta da un collettivo di detenuti nel pastificio della Casa di Reclusione Calogero Di Bona, all’Ucciardone di Palermo. Nasce dal progetto Past-Art, un’iniziativa di inclusione sociale per il reinserimento lavorativo delle persone recluse, promossa dalla cooperativa sociale Asterisco con il sostegno di Fondazione Con il Sud, del Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo ed EnelCuore Onlus. Quindici detenuti hanno seguito un percorso di formazione professionalizzante che li ha portati a gestire tutte le fasi, dalla produzione alla distribuzione. La pasta è ottenuta da farine di grani 100% siciliani certificati ed è destinata a negozi e ristoranti di Palermo. Il nome gioca sul verso dantesco “Galeotto fu il libro”
Da dove si parte
Il progetto Pasta Galeotta nasce con un obiettivo meraviglioso: restituire speranza a chi pensava di averla persa. Il nome gioca con intelligenza sul verso dantesco, e la comunicazione è semplice e diretta, in linea con la sincerità del progetto. Analizzandolo, però, ho riscontrato un limite: la poca aderenza al territorio che rappresenta, la Sicilia. Questo si traduce in un pack, in una comunicazione e in un’identità poco distintivi, che non riescono a dare al progetto la visibilità che merita. Un prodotto con una storia così forte ha bisogno di un’immagine altrettanto riconoscibile, capace di farla emergere sullo scaffale e di raccontarla prima ancora che qualcuno la legga.
Dove si arriva
In questo progetto, nato come esercizio di stile, ho voluto ricollegare Pasta Galeotta al territorio che rappresenta. Colori e pattern richiamano la Sicilia: una terra di colori saturi, decisi e caldi, fatta di contrasti positivi e negativi, ma soprattutto una terra viva. Per il pittogramma mi sono ispirata al luogo in cui il progetto prende vita, il carcere dell’Ucciardone di Palermo. Dove oggi sorge la casa circondariale crescevano un tempo i cardi, piante forti che fioriscono anche, e soprattutto, nei terreni difficili: un po’ come le persone che oggi vivono e lavorano all’Ucciardone. Il cardo è stato tradotto in una forma pulita e geometrica, capace di unire radici, identità e visibilità.










